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Joy Hope Rule

"L'arte che il più delle volte mostriamo è un sussurro di parole che volano mute nell'aria".

L’ultima lettera 

Scrivo di te perché ho bisogno di te.Lo scrivo per me e per noi, per liberarmi da tutti questi fardelli che mi si stanno macerando dentro.
A volte accadono cose che nemmeno puoi immaginarti lontanamente; il giorno prima hai tutto, il giorno dopo ti ritrovi con il culo a terra e solo la voglia di sbattere la testa contro il muro per capire il perché, per trovare una “soluzione” immediata all’azione ed evitare di finire di nuovo nel baratro, insomma, per non affondare ancora una volta.
Il suo viso ora mi pare un miraggio. Tutto mi ricorda ciò che è stato e ciò che non sarà mai più; ovunque mi giri qualcosa fa riemergere il passato e il dolore è difficile da cacciar via. 

Quello che siamo stati in grado di creare è stato un amore speciale ma forse acerbo. Avevamo sogni, ambizioni, desideri sul futuro, il nostro futuro insieme, solo io e te. 

Non posso dimenticare le notti insonne, con te affianco, un film e i nostri piccoli vizi; non posso dimenticare le lunghe ore di chiaccherate che riempivano le nostre giornate nonostante vivessimo insieme e lavorassimo insieme. 

C’è sempre stata occasione per avere, senza nemmeno cercarlo, un argomento del quale discutere. Non sono mai esistiti i silenzi perché anche se c’erano, in realtà, volava nell’aria l’amore e il piacere di stare in compagnia, di stare insieme e nulla contava più di quello, nulla.. almeno per me. 
Sai, ricordo bene il nostro primo incontro, in cui ti ho visto e il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata: è stata la prima volta in vita mia che tutti i miei dubbi e le mie incertezze si sono volatilizzate nel nulla. Mi sono messa in gioco, fin da subito, senza pensarci nemmeno due volte, perché eri tu, perché eri unico. 

Ricordo bene il nostro primo bacio, dato in un angolo del piccolo bar in cui sono poi cresciuta insieme a te, sotto ogni punto di vista; passione e leggerezza si sono unite fino a creare una melodia ed è così che poi, in poco tempo, eri diventato la mia poesia.. <<la poesia più bella che ci sia>>.

Ricordo bene la nostra prima notte insieme, in cui non ho provato vergogna per il mio corpo e dove mi sono sentita al sicuro e protetta affianco a te; Mi alzai la mattina presto e rimasi quasi due ore a guardarti mentre dormivi.. eri incantevole e pareva di vivere in un sogno. Mi accoccolai a te e la tua presa immediata e così forte mi fece pensare solo che stavo bene, finalmente ero viva! Finalmente anche io potevo amare, essere amata, forse anche per sempre. 
Riscoprire l’amore e tutti i suoi valori, pregi, difetti e compromessi è stata l’avventura più grande, più bella, più emozionante, più eclatante ed entusiasmante, adrenalinica, unica della mia vita ma prima ancora di questo lo è stato conoscere te e aver avuto la possibilità di viverti e viverci. 

Nessuno potrà mai togliermi questo amore, nessuno. Nessuno potrà mai dirmi “hai sbagliato”. Nessuno potrà mai dirmi che è colpa mia. Nessuno potrà mai dirmi che non ne è valsa la pena.. perché ne è valsa, eccome se ne è valsa! 

Mi manca casa, le nostre cose, i nostri ritmi, i nostri momenti.

Non nego che la solitudine, molto spesso, mi porti a pensare.. “forse è stato meglio così, forse no..non lo so”, 

ma rivivrei ogni istante come se fosse il primo, con la stessa intensità e felicità che solo tu hai saputo donarmi. 
È finita, ma il cuore resta lì, quasi immobile, senza sapere cosa fare ne cosa pensare. Testa e cuore dicono quasi sempre cose discordanti fra loro, ma in questo caso si trovano d’accordo su molto, moltissimo..

Non so quanto tempo passerà prima che ci rivedremo. Chissà se mi passerai affianco con un’altra tra qualche mese, chissà se invece sarò io a farlo; chissà come sarà la mia vita senza di te e la tua senza di me. 

Quasi 365 giorni vissuti insieme e solo 9 quelli in cui non ci siamo visti..quanto tempo e come è strano..
Non avrei mai immaginato di scrivere queste cose, nemmeno lontanamente. Nei miei pensieri c’è stata solo una proiezioni immaginaria di un futuro insieme, anche se giovani, ma insieme. Non mi capacito di cosa sia accaduto e il perché oggi non possa essere più lì, affianco a te, mentre cerco di svegliarti per andare al lavoro quando io, invece, sono già vestita e pronta da almeno quindici minuti. Le ore passate a tirarti giù dal letto per stare una giornata insieme..una specie di impresa impossibile che ogni tanto mi riusciva e ogni tanto no. 

Quante volte ti ho rotto le palle per farti vedere i video di danza, quante volte ci siamo ritrovati a non avere assolutamente nulla nel frigo da mangiare e, come due scemi, stavamo a scegliere il ristorante da deliveroo migliore. Quante volte il cane ti ha svegliato alle 7:00 del mattino per avere una coccola anche se molto invadente..leccandoti ovunque e obbligandoti a coprirti tutto come una mummia. 
Non sono stata alla tua altezza: questo è ciò che penso oggi come oggi, nonostante tutto. 

Non ti “vedo” e ti sento lontano, so che non ci sei e non ci sarai mai più. Vedo tutta questa avventura passarmi davanti e impazzisco all’idea di averla persa. 

Questo tempo passato lontani, a riflettere su quello che avremmo dovuto fare, ci ha portati solo a pensare che, forse, va bene così, che è giusto così.. forse lo è ma questo non ferma i miei pensieri ne mi fa stare meglio, non riesco a mettermi l’anima in pace poiché non posso accettare che sia finita, non così, non da un giorno all’altro, non noi. 
Avevi promesso di non farmi soffrire, di amarmi per sempre, di non abbandonarmi come hanno fatto tutti, sempre. La sicurezza di averti affianco me l’ha sempre data il mio cuore, che batteva per te e solo per te, che si sarebbe denudato al gelo pur di farti stare al caldo e al sicuro. 

Giuro, mai, mai nella mia vita avrei pensato che sarebbe accaduto. Ho sempre avuto la certezza che avremmo superato tutto, come sempre, come quando una litigata ci rendeva ancora più uniti di prima o ci faceva “maturare”. Di problemi ne abbiamo avuti tanti ma non ci siamo abbattuti, anzi, abbiamo lottato entrambi con le nostre forze per fare in modo che questo amore fosse sempre vivo, sempre più vivo, sempre di più. 
Non riesco a dimenticare le ore alzata, in attesa che tornassi dal lavoro, perché avevo paura dei rumori provenienti da fuori. Ora è tutto confuso, non trovo pace alla mia disperazione..
Davvero noi due siamo finiti così? Proprio noi? Quelli che venivano guardati con ammirazione da chi ci viveva e ci conosceva? Noi due, quelli che avevano fatto una pazzia per passione, amore, voglia di mettersi in gioco?
Non esiste più un “noi”. È andato, è sparito tutto, è svanito in quel chissà dove dei meandri che sarà il nostro passato. Resterà un ricordo pieno di rimorsi.. resterà un perché vagante che aleggia nell’aria e che respiriremo quotidianamente. 

Arriverà una fine anche per questo, chissà tra quanto e se, ma sono certa che arriverà. Il dimenticatoio è facile da mettere davanti a sè per impedire ai sensi di colpa di invaderti e ucciderti. 

È una ferita indelebile e sarà presente per tutto il resto della mia esistenza perché ho la certezza che non sarebbe dovuta finire così…

Devo fermarmi, le lacrime non smettono di scendere e io non riesco più a trovare le parole. Avrei tanto, tantissimo da dirti, ma non ci riesco.. 
…Mi manchi momo.
Ti auguro tutta la felicità e la serenità che io, a quanto pare, non sono stata in grado di darti e spero che i tuoi sogni, ognuno di essi, si realizzino. 

PH: La Spezia, Agosto 2016

Pensieri mattutini. 

Sono stufa di stare a guardare la vita degli altri andare avanti mentre la mia, invece, rimanere perennemente indietro. Foto, video, ricordi, social networ.. è tutto un modo per sputare in faccia alla gente ciò che si ha e, soprattutto, ciò che si possiede finanziariamente. 

Ma ecco il punto: a me non interessa il denaro. Perché scrivo questo? Perché lo penso? Perché a me basterebbe anche andare in un bosco in bicicletta o con il cane piuttosto che passare le mie giornate libere su un letto, chiusa in una stanza, con i soliti vizi del cazzo, a guardare un minuscolo schermo in cui c’è chi recita e basta, completamente da sola. 

Forse mio padre ha ragione quando dice che dovrei ambire a molto di più e in tutto e per tutto..si, penso proprio che abbia ragione.

Il fatto che io stia scrivendo nero su bianco il mio stato d’animo significa che sono arrivata al limite; non sono in grado di andare da qualcuno e dirgli “ho un problema” perché ho troppa paura di un possibile rifiuto, di un possibile “tradimento” di fiducia, di una ipotetica ipocrisia o pena nei miei confronti, per questo me ne sto nel mio, per questo preferisco non dire niente e fare finta di niente, per questo alla fine sono sola..
Sembrerà stupido, certo..perché non dare una possibilità a qualcuno? 

Molto semplicemente perchè quelle poche, pochissime e rare volte che ci ho provato il risultato è stato praticamente immediato. 

Sono stanca anche io. Sono stanca di lottare e di provare a rincorrermi assieme ad una vita che esiste solo nella mia fantasia. 

Questa esperienza è stata un grande traguardo e sono riuscita finalmente a riprendermi una bella fetta di me stessa, ma in altro mi sono completamente persa, persa come una stupida poi, in cose banali, in cose che mi avrebbero dovuto già dare campanelli d’allarme per riflettere sull’andare avanti o sul tornare indietro. 
Quante volte riponiamo fiducia in ciò che ci circonda pensando che forse la pace tanto attesa sia finalmente giunta? Per questo scoprirlo diventa una pugnalata immane, una ferita profonda e perenne, incisa con estrema precisione nella pelle. 

Oggi come oggi guardarmi allo specchio è ancora più complesso di allora; tutto sembra volersi rivoltare contro di me e la mia testa ora è seriamente stanca e a rischio. 

I limiti sono qualcosa che, come ci dicono sempre, devono essere superati, ma quelli mentali hanno, secondo me, limiti ben precisi. Non ci si può sovraccaricare di mille problemi tutti insieme e, ahimè, capita troppo spesso che essi arrivino uno in fila all’altro, come una sfilza di manganellate date sulle ginocchia..

È in questo caso che io stessa sento da dentro il dovere di dire “basta” e di impormi alla Me sia irrazionale che razionale come un limite che non deve ne può essere superato. 

Mi rendo perfettamente conto di cosa va e di cosa non va, so cosa vorrei cambiare e cosa vorrei rimanesse così, so cosa e chi vorrei essere.. ma non riesco più a fermarmi al limite e questo comporta il fatto che io vada sempre a sbattere contro qualcosa, che io mi faccia male, male così tanto da perdere qualcosa di me che so bene di non rivedere più. 
Mi intristisce vedere le mie vittorie andare in fumo.. mi distrugge, mi lacera, mi uccide. 

Perché non trovo soluzione a questa “maledizione”?

La solitudine e la delusione. 

La sensazione di solitudine e delusione che provo ora sono del tutto indescrivibili; soprattutto per quanto riguarda la delusione. Ho ampiamente parlato della solitudine, prima sostenendo che “non poteva esistere” e, secondariamente, che invece “esiste effettivamente”. Ora che ho preso consapevolezza di questa cosa resto ancora più a bocca aperta nel vedere e sentire determinati gesti e parole: esistenti e, soprattutto, inesistenti. 
Quando diciamo che le parole hanno un peso ci riferiamo, credo, proprio a questo aspetto: quando non vengono dette sono pesanti e quando, al contrario, vengono dette, spesso feriscono ancora più di mille silenzi. 
Troppe volte avrei voluto avere a portata di mano tappi per le orecchie per non sentire quelle orribili parole e quelle, invece, temibili parole dette. Tutto sembra disgregarsi come un muro fatto di carta pesta; tutto vola via, tutto cambia, si trasforma ma non migliora, anzi, peggiora di giorno in giorno. E ora? Ora sto con le mani legate dietro la schiena e senza sapere come agire. Immobile, ecco la parola giusta: immobile. Sono immobile nel tempo, immobile nel presente, immobile nel passato e ovviamente anche nel futuro che ancora non c’è. 
Una stretta alla gola mi prende d’assalto ogni mattina e ogni sera; le lacrime vorrebbero saper scendere per essere espulse ed eliminate una volta per tutte, perchè anche questo sta diventando un problema. Non sono immune dai sentimenti ma non riesco ad esprimermi, forse, nella maniera giusta.. parlo, parlo, parlo e scrivo, scrivo papiri, lettere, pagine di diario, tutto per potermi sfogare, in un modo che solo io conosco e che solo a me appartiene. Eppure.. eppure non raggiungo alcun risultato! Non sto facendo altro che peggiorare la mia situazione e, soprattutto, sto mentendo spudoratamente a me stessa, in continuazione. 
Filo sul burrone sono ancora qui; mi sanguinano i piedi, come sempre, e sto aspettando che tu mi dica dove devo andare..

E io?

Tutti al fuori salone, tutti che la sera trovano qualcosa da fare, tutti che hanno voglia di mettersi in gioco, tutto che hanno “voglia di vivere”, tutti sanno (almeno per un po’) cosa significhi amare. 

Io? 

Io?

…io?   

Vuota

Se vi dicessi che “mi sento vuota” voi, sicuramente, rispondereste “non è mica una novità, Veronica”.
Eppure io non riesco a farne a meno, è più forte di me; tutto mi si macera dentro, tutto si anima di vita propria e fa ciò che vuole fare senza farsi nemmeno il minimo scrupolo. Odio questo stato d’animo perché mi rende cattiva, anzi, incazzata con il mondo. 
La perdita di me stessa continua il suo processo lasciando che tutto ciò che ho costruito mi crolli addosso come un palazzo di trenta piani. 
Mi ritrovo come sempre, ancora una volta, l’ennesima ormai, sul filo del burrone, senza sapere proprio che strada prendere. Tanto, qualsiasi essa sia o sarà, sempre sbagliata resterà. 
Sono triste e abbattuta, stufa, stanca, esausta..
Non trovo più via di scampo da ciò che è la mia vita. Mi chiedo in continuazione quale sia il mio posto nel mondo, quali strade dovrei seguire o inseguire, quali persone dovrei tenermi affianco e quali no; differenze come male e bene ormai mi sono impresse in testa ma manca una risposta al male di cui io son succube da ormai troppi anni. 
“Perché?”
Questa vita è terribilmente crudele e infame. 
[…]
E poi mi fermo.. perché non so più cosa dire nemmeno a me stessa. 

Sapersi “fare” da soli

Solo perché qualcuno ha il doppio, il triplo o un quarto della tua età, ciò non significa che ne sappia più di te. Certo, ci sono campi del sapere in cui non puoi battere ciglio e non puoi contro-ribattere poiché chi hai davanti ha davvero le basi e le possibilità per prenderti e ribaltarti da capo a piedi. Questo, però, non è un buono e valido motivo per prendere l’altra persona e ribaltarla come se non ci fosse un domani; non è diritto di nessuno prendere e calpestare i tuoi sogni o fare a pezzi la parte di te che, nel corso del tempo e con tanto duro lavoro, ha cercato di riformarsi e trasformarsi in qualcosa di nuovo e di diverso. Troppo spesso le persone non si rendono conto di ciò che dicono, tanto quanto non si rendono conto che non gliene va in tasca niente comportandosi in tale modo. Ci sono situazioni e situazioni. Quante volte, anche io e pagandone le conseguenze, ho detto cose che avrei dovuto evitare di dire; cose personali, cose che dovevano rimanere mie ma che per sbaglio, per la situazione, per le persone, sono scappate, sfuggite dalla bocca così..quante volte.. forse troppe.

Si dice sempre che “alla fine dai propri errori si impara”, ed è vero, secondo me, dire ciò. Ma allora perché fin troppo spesso chi ti circonda non è coerente? Perché condannare qualcuno per ciò che ha fatto, nonostante sia stato lì ad ammettendo pure le sue colpe?

Eppure.. eppure..eppure.

Cosa dovrei pensare di tutto questo caos? Cosa dovrei pensare delle persone che, in continuazione, cercano di offendermi e mettermi da parte? Io non sono una nullità e nessuno di voi, nessuno, mi conosce realmente. “È facile giudicare un libro dalla copertina” diceva sempre mio nonno, e aveva ragione. 

È facile giudicare chi è più debole di te. È facile andarlo a punzecchiare nei suoi punti deboli, anzi, è fin troppo semplice. 

Chi ha dentro il male e fa il male, a se stesso o all’altrui persona, non potrà mai avere dentro di sè il bene. 

Resta sempre quel velo invisibile di falsità e di menzogna scritto sulla faccia di chi ti è davanti nel momento in cui tutto ciò accade; devi farti solo trovare pronto, devi combattere, devi essere coraggioso, devi impedire alle lacrime di scendere sul viso, perché questa sì che sarebbe una sconfitta. Quindi prendi fiato e parli, parli senza piangere, parli finché non sei esausta e non comprendi più nemmeno il perché di quella discussione. 
Perché io, allora, piango? 
Io piango perché mi deludono le persone. Io sono delusa e amareggiata e incazzata con il mondo! Per ciò che mi hanno fatto e, soprattutto, per ciò che mi hanno detto. 

Perché le parole sono pesanti..tanto, troppo. 

Le parole, se non vengono dosate, sanno essere le più maligne.. altro che i ceffoni o i pugni presi in faccia! Almeno a questo non ci devi nemmeno pensare.. sai che hai fatto una cavolata, sai che le mani addosso non si mettono a nessuno, sai che hai sbagliato ma, almeno, la notte non sei tormentata da quelle millemila vocine del cazzo che si insidiano in te come un veleno e che arrivano fino a farti impazzire.

Ecco cosa non va nella mia vita: le vocine, il mio dittatore. 
Sapete.. una volta non mi offendeva così, anzi.. una volta il dittatore mi elogiava e mi puniva; una volta ero la sua vita e non potevo scappare da questa fastidiosa presenza. 

Sono stati anni lunghi e difficili ma, sicuramente, rivangare il passato e grattarne le croste del barile non servirà a farlo cambiare. 

Ma il bisogno di parlarne o di confrontarsi non è cambiato. Spesso sembra assomigliare alla curiosità di sapere se sono io la pazza oppure qualcuno ha provato la stesse emozioni e sensazioni che ho provato io. Potrei definirla una sfida contro quel passato e probabilmente lo è, ma come si può pensare di superare qualcosa se non si ha un confronto? 
La mia vita non dipende da questo, non è sottomessa dal passato. Lo è stata, si questo è vero: è stata sommersa dal passato anzi, mangiata completamente. Ma oggi come oggi questa non è più la mia vita. Il fastidio che provo è in riferimento a chi ancora oggi pensa che sia così e, soprattutto a chi lo dice e lo pensa senza conoscermi veramente. 

Non avevo mai compreso questa cosa.. forse non ci avevo nemmeno mai fatto una riflessione. Ma adesso basta. Basta essere sottomessa da questo e dal mondo che non capisce perché, a differenza di chi non vuole crederci, ci sono ancora persone che hanno voglia di esserci. 

Il mio elenco non è lungo, anzi, forse è così limitato da non raggiungere le dita di una mano, ma non è questo ciò che importa. 

“Io so chi sono. So cosa ho fatto e so perfettamente cosa voglio fare. Io sono io e il diritto di essere IO non me lo toglierà mai nessuno. Possono cercare di farmi cambiare quanto vogliono, possono continuare a farmi sentire una persona del tutto sbagliata e inutile, possono offendermi e illudermi di cose che non esistono ma, almeno, io so chi sono. Questo è importante, punto.”

I’m fighting

Saper prendere decisioni nella propria vita non è mai facile; bisogna saper scegliere sempre tra varie opzioni che, magari, porterebbero tutte a grandi risultati che però non conosceremo mai. 
Pensate anche solo a quando vi trovate davanti a due scelte: una sarà sempre “migliore” dell’altra. Eppure..eppure.. l’indecisione regna sempre sovrana in queste occasioni. 
Non si tratta più di scegliere o la via più “semplice” o quella più “complessa” ma, bensì, scegliere in base alle proprie esigenze. 
Non dimenticherò mai quelle famose parole di fine corso: “il male deriva da una errata gerarchia dei beni”; 

Ovvero: non esiste male al mondo ma siamo noi a crearlo. 

Come? Beh, scegliendo un bene, tra due beni, che però non è il bene maggiore/migliore per noi. 
Poiché:
<<Ogni azione ha le proprie conseguenze>>. 
Ecco da dove deriva questo algoritmo che sembra complesso ma, nel reale, nel mondo, è la realtà più vera che possiamo avere, percepire, abbracciare e conseguire.
La realtà è qualcosa che, in parte, creiamo noi grazie alle nostre azioni e quindi conseguenze; La realtà è ciò che fa di noi le persone che siamo; la realtà è tutto quello che noi possiamo vedere, toccare, vivere, scegliere. 
La nostra vita e la nostra esistenza dipende esclusivamente da ciò e su questo, grazie a questo, ho scoperto e capire il segreto per cercare di vivere in maniera “diversa”, forse più consapevole. 

Se noi ci convinciamo e comprendiamo che l’esistenza è composta da scelte e che ogni scelta ha una sua propria conseguenza noi potremo che migliorarci come persone, o almeno, questo è ciò che penso, questo è ciò che mi è stato insegnato e, sempre questa, è diventata la mia filosofia di vita. 
Cito spesso il mio professore di filosofia, o almeno, quello che è stato; penso che se solo leggesse questo mi ucciderebbe: sto divulgando una filosofia che lui, per anni, ha cercato di sviluppare, creare, ricostruire, insegnare. Io, però, non intendo insegnarla a nessuno. Questa è diventata la mia vita, queste sono diventate le mie “scelte”, questo è diventato un modo di vivere, insomma, la mia filosofia “vitale” e non posso negare il fatto che sia stato lui e solo lui ha farmi questo dono immenso. Non credo che lo leggerà mai ne credo che verrà mai a parlarmi ma, perché smettere di sperare in qualcosa che comunque desidero? 
Non sono fatta per stare ferma ad aspettare. Non sono fatta per sentirmi dire “no, tu non puoi”. Tutto ciò non fa più parte di me o della Veronica che per anni è stata malata! 

Le persone troppo spesso provano pena o compassione per me e il mio passato, ma io non voglio!! Questo è tutto ciò che non voglio! 
Per carità.. non disconoscetemi il fatto di aver avuto una certa forza e un certo tipo di coraggio per affrontare e uscire, dopo dieci lunghi anni (quasi undici) dalla bulimia, dall’anoressia o dall’ortoressia, questo no, mai! Ma non è lodevole essere malati. 
Non lo è solo per il semplice fatto che, oggi come oggi, a quasi ventiquattro anni, pago ancora le conseguenze delle scelte che ho preso. Sta proprio in questa fessura il mio più grande dilemma: non aver potuto assaporare ciò che è una vita normale. 

Non aver mai potuto pensare di avere una vita senza complicazioni o senza conseguenze che mi sarei potuta evitare ogni giorno..

Perché io?

Perché a me?

[…]
To

Be 

Continued 

“Io non faccio parte di niente” 

Alla fine penso che il problema si trovi nel fatto che io “non faccio parte di niente”. Eh già, non ci sono gli amici, quelli fidati, quelli che non appena vai a terra ti rialzano senza nemmeno contare fino ad uno; a priori (e a posteriori), loro ci sono, sempre.
Se le lacrime hanno bisogno di essere asciugate non serve la tua manica della maglietta da utilizzare come fazzoletto in teoria poi, in pratica, non si sa mai, dovrebbe esserci una spalla, una protezione, parole di conforto e incoraggiamento: tutto ciò che da anni e anni e anni ormai non ho più nè visto nè sentito; questa sensazione di vuoto, forse, deriva anche e soprattutto da questo: non so mai a chi raccontare vincite e sconfitte, non so a chi chiedere un vero e proprio consiglio, non so di chi posso fidarmi, non so chi guardare in viso cercando una conferma. 
Si, è vero, mi sento sola. 

La consapevolezza che mi accompagna è semplicemente il fatto di avere, in realtà, persone intorno, ma nessuno di cui potermi davvero fidare. Quindi si, sono sola, ancora una volta. 
Dovrò farmene una ragione prima o poi, non credete? Sono esausta. Pensare alle stesse identiche cose ogni fottuto giorno della mia vita, da diversi anni a questa parte, è diventata ormai routine, una fastidiosa e insidiosa routine che vorrei non aver mai nemmeno dovuto vedere. 
La solitudine permea la mia persona fino a rendermi immune dalle poche conquiste della mia esistenza. Quasi quasi posso dire che veramente la normalità non fa né farà mai parte di me. 

Che tristezza quando ci penso..perché quando lo scrivo significa che sono arrivata al limite e quindi ho l’impulso di dire, di sputare fuori quel male che mi sta uccidendo, quella cattiveria, quella paura è quella solitudine che ancora alloggiano in me quasi come se non volessero abbandonarmi. 
Perché sentirsi sempre meno di qualcuno? 

Perché stare sempre e comunque male? 

Perché sentirsi sempre così soli?
Io non comprendo..non ci riesco.. 
Eppure io sono qui, mi puoi toccare: sono viva!!! 

È dentro che non esisto, è dentro che qualcosa muore ogni giorno, piano piano, come se dovessi pagare pegno per qualcosa che non ho mai fatto! 
Perché?

Perché?

Perché?

..perché? 

[…]

To be continued

Vite offuscate 

Le crisi tornano a trovarmi ogni tanto, facendomi star male e creando una persona, anche se solo temporanea, completamente diversa dal solito. Mi sento abbattuta. Sono stanca. È difficile per me riuscire ad andare avanti, sempre e comunque, quando mi si presenta davanti un periodo così difficile e pieno di sacrifici..troppi forse. 


Non capisco perché alla fine mi ingarbuglio sempre nella stessa tela. I problemi, i pensieri, il mondo che mi circonda, vengono continuamente offuscati come da una nuvola nera. Non c’è più quell’entusiasmo iniziale e quella strana sensazione di piena e vera gioia di vivere, di esserci, di esistere. 


Tutto diventa buio, tutto ritorna indietro, tutto si frantuma..


Perché? 


Non capisco. 


Per quanto io sia consapevole del mio percorso e dei miei cambiamenti, non vedo una fine a questa agonia. 

Anzi, tutt’altro.. 


Più cerco l’approvazione di qualcuno più vedo quel qualcuno andare via e più mi immetto nelle “relazioni” più ne vengo respinta o, peggio ancora, giudicata. 

Cerco solo un luogo che sia adeguato alle mie esigenze o al mio modo di vivere; cerco un posto in cui sentirmi al sicuro, non giudicata, presa sul serio, in cui qualcuno possa credere in qualsiasi tipo di mia capacità.. pensavo di averlo trovarlo sapete? Ero convinta, per la prima volta in vita mia, che quel luogo mi avrebbe regalato solo felicità e serenità. Nessuna agonia e nessun ricordo infelice mi avrebbe fatto ritorno in quel posto che pensavo essere una “nuova casa”. Nulla di tutto ciò che avevo immaginato si è avverato.. cosa dovrei pensare, allora? 


Sapete, in tutto questo caos, una cosa mi è balzata all’occhio come un fulmine a ciel sereno: nessuno è migliore di nessuno. 

La verità è terribile da sentirsi dire in faccia. 


Forse non sono pronta al futuro che mi ero programmata o, forse, non ne sono “idonea”, chi lo sa. L’unica certezza che ho in questo momento è che mi sento un fallimento. 


Non c’è nulla che riesca a impedirmi di pensare negativo, di vedere il nero e il mio offuscato se non svanito nel niente. 

Mi pento di tante cose. Sono arrabbiata con me stessa, per non dire furiosa e incazzata come non lo sono mai stata con nessuno. 

Cosa mi sta succedendo? Perché il mio mondo ogni volta deve per forza crollare? Perché le mie certezze, quelle poche e sacre certezze che in poco tempo sono riuscita a conquistare, devono andarsene in uno schiccho di dita? Cosa posso aver mai fatto di così male nella mia misera esistenza per meritare questo tipo di sofferenza che mi prende e mi attanaglia per giorni o settimane fin troppo spesso e in vari periodi della mia esistenza? 


Questo umore traballante, che un giorno è alle stelle e il giorno dopo è sotto terra non ha alcun senso logico. Dovrei pensare alla depressione? No. No, la depressione non può ne deve far parte della mia vita. L’ha già rovinata abbastanza e ha fatto danni irrecuperabili, non le permetterò di persuadermi ancora una volta per portarmi nella fossa assieme a lei, non ne ha alcun diritto!    


La pazienza ha un limite e la mia è arrivata proprio lì: al limite. Non posso permettere alla parte “arrabbiata” della mia mente di uccidere tutto il lavoro che fino ad oggi è stato fatto da me in primis e dalla persona che amo. Niente oggi può togliermi la possibilità di dire “NO” ma, allo stesso tempo, troppe volte vengo comandata a bacchetta da quella Veronica arrabbiata che non lascia scampo a nessuno. 

Cosa posso dirle, obbiettivamente, per farle cambiare rotta o, ancora meglio, per farla ragionare razionalmente? Come posso farle capire che io non voglio più soffrire per cose inutili? Cosa e come posso? Ma, soprattutto, posso??


Perché a questo punto inizio a chiedermi se posso o meno aiutarmi, se posso e se devo.. com’è che dopo quasi ventiquattro anni non sono ancora riuscita a calmare i miei istinti più nascosti e le mie debolezze più inconsuete? 



Che persona sarò? Che madre o che moglie potrò essere se continuo a tormentarmi così? 



Ci sono cose che nel corso di questi anni hanno iniziato a prendere vita dentro alla mia vita stessa; cose che prima non pensavo nemmeno esistessero, cose che non avevo mai visto ne mai pensato di poter provare, toccare o pensare. 

Troppo è avvenuto in questo tempo.. così tanto che non posso farmelo sfuggire di mano ma che, allo stesso tempo, non riesco a tenermi stretto ne a riuscire a crederci. 



Forse devono ancora passare i giorni e gli anni. Forse deve ancora arrivare quel tempo.. forse non sono pronta. Non lo so! 

Oggi è stata una giornata tremenda.. e so che questa settimana non smetterà di tormentarmi, ma davvero non saprei cosa fare. 


Non chiedo aiuto.. per quante volte lo abbia già fatto, ahimè, non è mai accaduto il “miracolo” dunque è inutile sperare e continuare ad aspettare. 


Mi metterò seduta sul mio letto, come sempre, e starò a guardare come andranno gli avvenimenti dei prossimi mesi. 


Per ora posso solo confermare la mia immensa tristezza nell’aver fallito, ancora una volta, in qualcosa in cui credevo fermamente.



[…]




To be continued 




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