Cerca

Joy Hope Rule

"L'arte che il più delle volte mostriamo è un sussurro di parole che volano mute nell'aria".

Caro nonno, 

È ormai tanto tempo che non ci vediamo ne parliamo, ormai il ciel ti ha preso con sè e cerca di custodirti e consolarti per i mali che accadono qua giù.

Come stai?..

So che da quando sei andato via ho fatto tanti errori, tante scelte sbagliate, tanti “errori di valutazione”, come dice la mamma, ma sappi che non ti chiederò mai perdono per questo perché è proprio grazie a codesti sbagli che oggi sono ciò che sono; so che mi hai perdonata per tutto e che il bene speciale e unico che mi hai sempre voluto non è cambiato ma, anzi, forse è maturato. 
Anche se non ci sei fisicamente e non posso toccarti nè vederti, il mio cuore batte ogni qualvolta ti sento accanto, mentre mi asciughi le lacrime e mi abbracci dicendomi che tutto andrà bene. 
Sei sempre stato l’unico a credere realmente in me e a non considerarmi una pazza per la mia mente giocosa e burlona; non mi hai mai giudicato per ciò che sono o per ciò che penso, non hai mai osato dirmi che ti vergognavi di me; in un modo o nell’altro mi vivi accanto eppure sei così distante. 
Vorrei vederti spegnere le candeline a natale, il giorno del tuo compleanno, con il fiato che quasi ti manca ma con il sorriso che rende il tutto un qualcosa di meraviglioso. 
Solo tu, nonostante tutto ciò che stava accadendo, avevi il coraggio di porgere l’altra guancia e dire “va bene, basta litigare”, solo tu sapevi dimostrare a tutti quanto può valere una persona, quanto può fare in una vita, quanto può essere un vero padre di famiglia; tu eri il lupo alfa e noi i tuoi cuccioli da proteggere e tenere al sicuro dalle congiure dell’esistenza. Ci preparavi sempre al peggio ma spingendoci comunque a farlo lo stesso poiché dicevi che ne sarebbe valsa la pena. Ed è grazie a te se oggi amo ciò che faccio, se leggo, studio, approfondisco e mi interesso alle cose;

A te devo la vita mentale che per anni mi è mancata, quella che pensava ad altro e non solo al cibo o al peso o alle calorie, no, tu mi hai resa una persona che vuole essere colta, che vuole saper comunicare e parlare con chiunque, di qualsiasi età, senza nessun tipo di discriminazione; tu mi hai detto di avere coraggio e di non abbattermi davanti alle intemperie della vita.

Ma ti dirò, nonno, che non è così facile come quando me lo dicevi tu. La vita sembra sempre remarmi contro e ogni giorno mi mette davanti a sfide che spesso non riesco a superare. 
Non sono una persona cattiva ne una persona, penso e spero, che può apparirti come non è, nonostante troppo spesso mi sia invece stato detto. 

Sarà perché mi piace starmene nel mio o forse perché non mi sono mai interessata fino in fondo di ciò che gli altri dicevano o pensavano..non sempre, ovviamente, ma spesso ho finto di impaurirmene per vedere la reazione dall’altra parte. 
Hai sempre detto che il mio compito nella vita era quello di farmi conoscere, non importava il modo, il per dove il come o il quando, importava solo che io mi facessi conoscere. 
Sto sempre cerando di seguire il tuo consiglio nonno, ci sto provando, con i miei pro e i miei contro, ma ci sto provando. 

Non lo faccio solo per te ma anche e, forse, soprattutto per me, perché questo non ha fatto altro che rendermi più forte e spavalda, coraggiosa e veritiera e portatrice di vitalità. 
Da tempo vorrei dirti che ho bisogno del tuo aiuto, ancora, anche se sei lontano, per non cadere con la faccia completamente a terra e in maniera così drastica quando un palo o un’ostacolo mi si piazzan davanti. 
Vorrei chiederti come faccio a trovare la strada della mia tranquillità, come posso essere una persona felice e come posso non dare peso al male che spesso mi circonda.
So che non risponderai mai, ma il solo fatto di averlo scritto mi ha aiutata a sentirti qui, affianco a me..
Mi manchi come non mai.
Tua per sempre, Veronica. 

 

Consapevolezza dell’incertezza e terrore della realtà. 

Un corpo sente quando sta cambiando, comprende bene che qualcosa si sta trasformando in altro, in un ignoto che scopriremo solo alla fine di questo lungo viaggio. 
L’incertezza di sapere di avere un’incertezza crea ciò che io definisco “consapevolezza dell’incerto”, banale si, ma sicuramente ha bisogno di una spiegazione abbastanza valida per essere giustificata poiché io non sono nessuno; do un nome a qualcosa senza avere un ruolo più o meno importante all’interno della società lavorativa, nessun titolo di studio incorniciato e appeso in uno studio, nessun massacro di studio sulle spalle, io possiedo solo la mia piccola esperienza di vita che voglio analizzare e comprendere, che desidero condividere con altri per vedere se esiste qualcuno che ha passato o sentito le mie emozioni contrastanti e le mie urla soffocanti ma assolutamente mute. 
Non scrivo tanto per diletto, scrivo con un fine ben preciso: essere capita. 
Il mio vissuto e la mia esistenza hanno bisogno di trovare una giustificazione degli eventi che l’hanno condannata ad essere ciò che è. 

Non trovare queste risposte e non riuscire ad andare avanti nel cammino della vita diventa talmente frustrante da rendermi immobile; tutti vanno avanti, crescono, hanno successo, conquistano le loro aspettative, mentre io rimango qui, sempre nello stesso punto, ad aspettare, forse anche invano, che qualcosa cambi.
Tanto quanto mostro coraggio in certe situazioni, tanto sono come uno scricciolo di persona che non riesce nemmeno ad aprir bocca per proferir parola alcuna quando la mia testa mi si impone. 
Vivo nella solitudine tanto quanto vivo in mezzo alle persone, ma il problema sta, credo, nella mia voglia di pensare e comprendere quelle fatidiche domande che vagano nell’aria dal mattino alla sera o quelle preoccupazioni che mi uccidono la testa fino a farmela scoppiare: i soldi, il lavoro, lo studio, il cane, le spese da pagare, un futuro incerto e mancante ecc ecc. 
Non sono più una bambina e dunque dovrei saper gestire ogni cosa con estrema facilità, dovrei dilettarmi tranquillamente in ognuna di queste cose ma, ahimè, la realtà dei fatti mostra esattamente il contrario: ferma, io sono ferma. 
È come una maledizione che mi colpisce ogni anno da ottobre a gennaio, cambio in senso negativo e odio il mondo, odio ciò che mi circonda, odio uscire, odio starmene immobile, odio sentirmi dire cosa fare..ma io davvero non so assolutamente da dove iniziare. 
Se guardo al passato, anche solo a pochi anni fa, mi accordo di quante cose ho lasciato in sospeso pensando di fare la scelta giusta. A volte lo è stata e a volte è stata invece la cosa più sbagliata. Penso che se non avessi scelto di fare una determinata cosa ora non sarei qui, finalmente amata e in completa libertà di fare e dire.
Ma se la mia libertà deve limitarsi a ciò e non mi permette di muovermi dal punto in cui sono per arrivare a fare un salto in più, allora a cosa è servito prendere quelle determinate scelte? 
Ecco perché scrivo: se io scrivo tutto trova un senso più logico, non una risposta, solo un senso più logico. 

Poiché mentre scrivo penso o ri-penso ad un determinato ricordo quest’ultimo si ricollega a qualcosa e poi a qualcos’altro e tutto diventa un raccoglitore di informazioni che

forse nel corso del tempo erano andate sbiadendo a causa dei “ricordi mancati” che il mio IO possiede. 
Forse è solo il mio corpo che sta cambiando davvero e che quindi manda gli imput necessari al cervello per permettergli di agire o, forse, è solo la mia immaginazione che non vuole farsi realtà concreta. 
E io ho il terrore della realtà..
La realtà ha qualcosa che non mi appartiene mai. 

Nel tempo ho avuto tanto e tanto mi è stato tolto, ma mai mi sono rassegnata davanti a qualcosa o ho alzato le mani e mi sono arresa. 
Quando guardo ciò che sono oggi penso che di passi in avanti devo averne fatti davvero tanti; mi basta andare a vedere le foto degli anni passati per capire che oggi sono, all’apparenza, una ragazza del tutto normale, sempre allegra, chiaccherona, vogliosa di scoprire il mondo ma con la paura di fare tutto. 
Ho sogni che vagano per mete lunghe quanto distese di universo e l’indecisione di quale acchiappare e rendere reale. 
Poiché “Ogni scelta ha delle conseguenze” mi siedo a terra e inizio a pensare, senza reagire con l’impulsività, perché so bene che se no combinerei guai ma, allo stesso tempo, nonostante il mio “metodo” ho fatto più danni che altro. 
Ecco spiegato il motivo della mia letteralmente fobia della realtà. Il reale è qualcosa che noi abbiamo la possibilità di cambiare grazie alla libertà che ci è stata concessa fin dal momento della nascita; certo è che se sei costretto a stare in una cella perché hai commesso un reato o obbligato a stare tutta la vita su una sedia a rotelle a causa di un qualsiasi tipo di malattia, il reale che potresti costruire diventa un reale “fantasioso” ma, la cosa bella, è che puoi comunque farlo. Sono tante le occasioni in cui il nostro pensiero crea ciò che vediamo, poche sono quelle in cui la realtà è la realtà delle immagini che ci appaiono fin da bambini. 
Sappiamo distinguerle grazie al fatto che la mente cresce e matura biologicamente e naturalmente. 
“Io avrei tutte le possibilità di cambiare la realtà”
Perché non lo faccio? 
Perché ho paura. 
E perché hai paura? 
Perché non so cosa potrebbe succedere e non voglio perdermi istanti e occasioni che non mi ricapiteranno mai più. 
Quindi si, vivo nel presente ma, in contemporanea, il passato mi perseguita e il futuro mi rende insicura. 

A cosa devo guardare quindi? Oggi, ieri o domani? Si, lo so, nessuno può saperlo! È la consapevolezza dell’incertezza e per questo non ho soluzione, nessuno ce l’ha. 
Viviamo così e speriamo che tutto vada bene, viviamo con la meraviglia e combattiamo con la novità. 
Ma non per tutti la vita va così..

[…]

Vuoti incolmabili.

Mi manca avere una persona che pensa a me in continuazione.. anzi, forse non l’ho nemmeno mai avuta. Mi manca il calore di qualcuno che sappia amarmi senza guardare ai miei difetti;

Mi manca non pensare al dolore che provo ogni singolo giorno per essermi rovinata la vita;

Mi manca respirare l’aria, qualsiasi essa sia.

Ho bisogno di staccare, andare via, sentire che tu mi cerchi. Dove sei? Dove sei amore mio? Dov’è quell’uomo che ho conosciuto mesi fa, che mi faceva la corte anche prima di andare a dormire e il mattino appena sveglia?

Dov’è l’amore della mia vita? Quella persona che mi ha fatto battere il cuore per la prima volta dopo anni e anni e anni di incapacità di amare. 

Io ti amo, si ti amo. Ti amo a più non posso e senza di te penso che impazzirei più di quanto non lo abbia già fatto. 

C’è un momento, nella vita, in cui si inizia a cercare di comprendere la composizione del puzzle che vogliamo creare, quel puzzle che sarà la nostra esistenza nel bene e nel male. 

Io ho scelto di lasciare tutto, per amarti, per amarci, per creare un futuro insieme, una famiglia. Ho bisogno di realizzare il mio sogno, ho bisogno di accudire qualcuno che ti somigli così che io possa sentirmi utile al mondo, utile a qualcuno, utile a qualcuno di così indifeso da non riuscire nemmeno a sfamarsi da solo. 

Sarò pazza probabilmente, ma penso che se dovesse mai capitare non vi rinuncerei mai.. ho passato anni di agonia con gente intorno che continuava a convincermi del fatto che non avrei potuto avere una famiglia poiché nessuno mi avrebbe voluta dato che il ciclo è mancato per così tanto che alla fine pensavano fossi sterile.. e invece.. invece non è così. 

Ora il mio pensiero va al futuro con la speranza che questo possa essermi di aiuto, un motivo per spronarmi o per cambiare vita, per imparare che l’egoismo non esiste quando doni la vita senza che qualcuno te lo abbia detto.

Ho solo ventiquattro anni anzi, quasi, ma chiedo a me stessa, continuamente, come sarebbe la mia vita se non dovessi più pensare solo a me stessa. 

Sarà che mi sento sola o forse che penso di essere una semplice fallita.. non riesco a usare il mio tempo in maniera produttiva: mi alzo al mattino, sempre alla stessa ora e senza sapere mai cosa fare. Non ho stimoli, le mie piccole e povere passioni si sono auto-mangiate da sole e io rimango muta, tutto il giorno, senza che nemmeno un minimo pezzo di me abbia il coraggio di muoversi; le parole vengono solo scritte e non più verbalmente nominate. Tutto è diventato caos, di nuovo, ancora una volta, come sempre. 

[…]

Credo nel futuro con sogni più grandi

Non sono stata in grado di cedere alla tentazione di un futuro del tutto ignoto.

Amavo svegliarmi presto al mattino, prima che si intravedesse l’alba, perché questo mi permetteva di pensare al fatto che oggi era un nuovo giorno e che, soprattutto, avrei potuto di nuovo studiare, scrivere, inventare, fantasticare, sognare, fino al giorno seguente in cui tutto ciò si sarebbe ripetuto. 
Ho sempre odiato il freddo così pungente da impedirti di uscire di casa e che ti fa passare ogni tipo di voglia di far qualcosa; alla fine è Milano e ora è novembre inoltrato..
Almeno fino a pochi mesi fa avevo tante cose da fare e sapevo come occupare il mio tempo senza sprecarlo, ancora una volta. 
Ma non sono stata in grado di cedere alla tentazione di un futuro del tutto ignoto.
Mi manca l’università e l’obbligo che ne comportava, il dover frequentare ma, allo stesso tempo, farlo con persone che ti fanno divertire e sentire normale dopo tanti anni. 
Il non avere nulla da fare tutto il giorno mi sta facendo impazzire; vedo la piccola biblioteca di filosofia e psicologia che sono riuscita a portare via da casa ma non riesco ad averci un riavvicinamento, e così è anche con la danza o la fotografia..insomma mi sono lasciata andare ancora. 
Per quanto nel corso della vita la normalità è studiare o lavorare o farli entrambi insieme io questo non lo voglio. Io voglio studiare fino a quando non mi bruciano gli occhi, sono troppo assetata di sapere, ho bisogno di quella conoscenza che renda la mia coscienza meno strampalata. 
Ho bisogno della mia stabilità, di avere sempre qualcosa da fare, di godermi gli anni andati a puttane per la malattia, di essere una ragazza serena.. ne ho proprio bisogno e più lo scrivo e lo pense più me ne convinco. 
Se solo avessi quello sporco denaro che ormai ci serve ad essere schiavi del mondo giuro che farei tutto ciò che le mie pulsioni stanno ammazzando. 
Studiare, danzare, fotografare e scrivere: questa sono io. 
Sento che tutto questo sta facendo fatica ad appartenermi e, anzi, mi sembra di allontanarlo sempre di più. 
Aspettare settembre per ritornare all’università non sarà di certo facile, i mesi a venire sono tanti..
Pensavo che forse iscrivermi a qualche corso di specializzazione e fare un po’ di sport potrebbero essere il primo passo: esattamente come l’anno scorso. 
Perché tutto ciò mi accade sempre durante questo periodo e finisce in media verso gennaio/febbraio; 
Periodo in cui ho una sorta di crisi esistenziale, in cui mi sveglio senza sapere cosa fare, in cui la noia prende il sopravvento su di me, dove non c’è più colore ma solo un’infinito nulla, nero, mostruoso e cupo. 
La mia testa prega in continuazione di non essere più sbattuta contro un muro pur di farsi venire un’idea, m’implora di darle un po’ di vita, poiché è affamata e ha bisogno di essere sfamata, esattamente come un piccolo pargolo appena nato. Devo prendermi cura di lei e devo darle tutto ciò di cui ha bisogno, ma spesso, troppo spesso, non ne sono in grado e mi trovo sprovvista di ogni tipo di risposta.
A volte vorrei essere diversa.. guardo indietro al mio passato e mi viene un magone che non riesco mai a trattenere; le lacrime non smettono più di segnare il mio viso intristito e sperduto.
“Diversa in cosa?”…Qualcuno si chiederà. 
“Beh, diversa. 

Non io, non Veronica, non questa Veronica.
…vorrei tanto amare la vita.”

[…]

La prima notte da sola 

Questa notte mi sono dovuta concedere una pausa dalla mia nuova vita; Sono così stanca sia fisicamente che mentalmente. 

Tutto sembra trasformarsi in un problema, in qualcosa che non si può risolvere. 

E io, come al solito, non reagisco. Non trovo motivazione o meta da dover inseguire con l’affanno affinché io possa raggiungerlo. 

Continuo a lasciarmi alle spalle giorni, ore, minuti, secondi che non torneranno mai, ma io lascio che scorrano, sempre e comunque. 

L’orologio che ticchettia nella mia povera testa è ormai impostato su orari improponibili; ho scordato che giorno è e in che data siamo, ricordo solo che siamo nel mese di ottobre dell’anno 2016 e io sono andata via di casa da luglio ormai. 

Quanto passa in fretta il tempo.. 

un tempo che mi ha donato e mi ha tolto, mi ha cresciuta e resa dubbiosa ancor più di prima e che poi mi ha cullata e fatto versare lacrime, ma sta proprio in questo la vera sfida, o no? 

Beh io a questa sfida ho deciso di non voler rinunciare, dovrò pur imparare a cavarmela da sola, senza che qualcuno mi aspetti sempre al varco di ogni minimo problema. 

..e quante me ne sono successe in questo tempo: quanti pianti, quanti sorrisi, quanto rancori.. quanta rabbia, quanto dolore e quanti sacrifici! 

Già, i sacrifici! 

Il professore di filosofia mi insegnò che “il sacrificio non è una rinuncia”, poiché il sacrificio si fa a fin di bene, o meglio, per un bene maggiore. 

Rinunciare è diverso, lo si vede e sente solo dalla parola: nella sua sola pronuncia si avverte il rancore di averlo dovuto fare.

A che scopo sacrificarsi? Mi sacrifico perché so che questo serve a me, per il mio futuro, per le persone che amo, perché prima o poi mi tornerà indietro e perché mi servirà soprattutto per comporre la mia gerarchia dei beni. 

Ma io NON sto rinunciando a qualcosa! 

La leggera sottigliezza che compone le parole e gliene dà il suo proprio significato a volte mi spiazza. Me ne rendo conto quando mi accorgo che una sola parola in più (o in meno) può fare la differenza in un rapporto. 

Anche con me stesso sono constretto a dare un peso a ciò che dico poiché dopo influisce inconsciamente sulla mia coscienza e mi rende ancor più vulnerabile. 

Quante volte avrei voluto dire cose e non ne ho avuto il minimo coraggio, quante volte avre voluto urlare al mondo come stavo e cosa provavo, quante volte mi sono sentita in colpa per le solite “parole non dette”. 

Stanotte sacrifico il gusto di dormire insieme perché so che è la cosa più giusta da fare. Stanotte è la mia prima notte da sola, senza di te al mio fianco, senza ciò che è diventato parte fondamentale della nostra vita.

Si, mi manchi, mi manchi da morire..ma devo farlo. Non posso soffocarti, non posso dirti di non uscire, non posso fare nulla per impedirmi di pensare. Ma posso provare a fidarmi, per una buona volta, di qualcuno..

Non so nemmeno perché io lo sia facendo, so solo che è la cosa giusta. E ti chiedo scusa per questo. 
[…]


 

Diversità e egoismo: l’altro come chiave per aprirsi alla vita. 

La diversità tra due esseri umani non dovrebbe mai rappresentare un ostacolo per nessun motivo al mondo. 

Anzi, codesta è la chiave per aprirsi alla vita. 

Saper di non sapere di qualcuno crea in noi il senso di curiosità che si trasforma, piano piano, in piccole azioni che ci portano a scoprire quel che ci interessa. 

Resto sempre affascinata da come l’uomo e la donna si cerchino con gli sguardi, di come due persone, indipendentemente dal proprio sesso, sappiano giocare tra loro e nello stesso tempo conquistarsi a vicenda. 

Non è così solo in amore, c’è magia anche nelle intese profonde e uniche che si instaurano con un altro lui o un’altra lei. 

Sapere di aver la possibilità di “piacere” a qualcuno, di andarci d’accordo, di poter passare momenti indimenticabili, tanto quanto ci potranno essere scontri e incomprensioni, mi portano a pensare che l’uomo è strettamente legato all’altro, chiunque esso sia. 

Noi non siamo fatti per essere soli o per condurre una vita in solitudine ma, anzi, lo scopo primo che ci pregna è l’obbiettivo di un qualcuno accanto, che ci appoggi o ci insegni dove stiamo sbagliando. 

Nessuno di noi è perfetto poiché la perfezione non esiste, ma è proprio grazie all’altro che io imparo a tenere a bada il mio ego. 

In poche parole: io insegno a me stesso che l’egoismo non mi deve appartenere o, se deve esserci, allora deve avere uno scopo ben preciso. 

Un esempio che trovo calzante al riguardo è il riferimento madre-figlio, poiché la madre, nell’esatto momento in cui mette alla luce il figlio, deve sapere che l’egoismo non farà più parte di lei e della sua vita. 

Ovvio che il concetto di egoismo è spigoloso e denso di più significati, ma io parlo proprio di quello che ognuno di noi, forse inconsciamente, continua a portarsi dietro come se fosse una caratteristica dalla quale non ci si può distaccare.

In questo la diversità ci sarà sempre d’aiuto e, anzi, più sarà diverso l’altro più noi potremo vedere altri caratteri e caratteristiche, scorgere nuovi tipi di emozioni e sensazioni, imparare ad apprezzare le piccole cose; tutto avviene o per propria natura o per “imitazione” di altri, bisogna solo capire se saremo noi a insegnare o a subire (in senso buono) l’influenza altrui. 

Spesso mi faccio portatrice di una certa sensibilità per le cose che molte persone non sono in grado di scorgere: piccole imperfezioni, particolarità invisibili o la bellezza della natura che mi circonda. 

Non ho mai visto la realtà con positività ma, anzi, sempre come qualcosa che mi era di intralcio, non l’ho mai sopportata per i ricordi che portava alla luce e, poiché per molti anni ho solo visto ciò che mi circondava da una finestra, ora che posso camminare con le mie gambe e guardare con i miei occhi giuro che non rinuncerei mai a tutto questo. 

Fino a poco tempo fa, pochi mesi sicuramente, quando aveva la testa piena e sentivo il bisogno di staccare mi bastava prendere il cane e uscire a fare due passi; così tornavo a casa con un qualcosa di diverso e una pienezza di vita che mi permettevano di affrontare le giornate con una certa grinta. 

Ora, invece, il solo pensiero di uscire a fare due passi mi turba e spaventa, mi impedisce di compiere l’azione del vestirmi anche solo con una tuta e uscire, per quanto tempo non lo so, mi basterebbe uscire. 

Sarà che devo ancora prendere confidenza con la mia nuova casa, la nuova zona, i nuovi punti di riferimento al quale poter fare affidamento. 

..si, mi sento decisamente sperduta. 

Ma non è di questo che avevo intenzione di parlare, bensì della diversità e dell’egoismo, perché spesso i miei pensieri hanno bisogno di essere messo nero su bianco in modo tale che io possa leggermente liberarmene..

Comprendo bene che fin troppe volte, quando scrivo, passo dal discorso centrale a ciò che mi sta accadendo o passando per la testa, ma è proprio per questo che amo scrivere: le parole sono sempre così fluide e naturali, non c’è bisogno di pensare troppo a quello che si vuole dire, i pensieri nascono naturalmente esattamente nello stesso identico attimo in cui lo sto scrivendo. 

Sembra magia e invece è proprio la nostra mente a funzionare così. 

Ma riprendendo il discorso con il quale avevo iniziato mi affido al fatto che l’egoismo ha il suo perché in ciò che, a volte, è necessario fare, poiché se non fossimo mai egoisti saremmo sottomessi da ogni singolo individuo ci capiti sul cammino. Ognuno ha le proprie priorità ed è giusto, se lo si ritiene opportuno, mettere di mezzo l’egoismo, ma non trova giustificazioni quando deriva da una cattiva possessione dell’ego, dove pensiamo di essere il centro dell’universo e che tutto debba girare intorno a noi e ai nostri bisogni.

Mentre la diversità è ciò che, appunto, ci accompagna nell’abbandonare l’egoismo e l’ego che ci circondano. 

L’altro è il nostro unico mezzo per scoprire davvero chi siamo e cosa vogliamo, considerando anche che senza l’altro saremmo soli e condurremmo una vita totalmente in solitudine. 

Per questo è giusto allontanare chi non può darci queste due qualità e, sempre per questo, dovremmo comunque essere grati di poter avere questa possibilità che, alla fine, ci viene data dalla libertà, il nostro diritto più grande, che possediamo sin dal momento in cui veniamo al mondo. 
To be continued
[…]

Anonimità. 

Erich Fried

Blog su WordPress.com.

Su ↑