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Joy Hope Rule

"L'arte che il più delle volte mostriamo è un sussurro di parole che volano mute nell'aria".

“Sai cosa mi preoccupa?”

“Sai cosa mi preoccupa?”

Mi preoccupa aver donato il mio cuore a troppe persone.
Aver aperto l’anima a chi non lo meritava.
Aver deciso troppe volte sbagliando.
Aver intrapreso strade che speravo mi portassero lontano.
Aver pensato che l’amore esistesse.
Aver provato sentimenti veri.
Aver cercato di amarmi senza mai riuscirci.

Voglio davvero cambiare vita.
Voglio provare a fare marcia indietro, ad analizzare ogni cosa sbagliata e magari provare a rifarla ma in maniera diversa.
Voglio provare di nuovo emozioni, voglio innamorarmi, circondarmi di fiducia.
Non si può tornare indietro nel tempo ma si può cambiare il proprio presente.
Forse il problema è che volerlo troppo, a volte, ne impedisce la riuscita.

Sono stanca di vedermi passare davanti la vita senza che io possa afferrarla minimamente e sono stanca di aspettare che capiti qualcosa, qualsiasi cosa, che sia in grado di dare una svolta definitiva a questa routine insopportabile.

Quando mi guardo da fuori la tristezza mi pervade ma non trovo, nè intravedo, una via di scampo.
Il cielo per me non ha più sfumature, non vi è differenza tra il giorno e la notte e non c’è la minima variazione ai giorni che, lentamente, si susseguono l’uno all’altro.
Lentamente ma senza sosta.

Ho paura; ho paura del futuro e del fallimento. Ho paura della solitudine che ormai è diventata come una compagna di vita. Ho paura che non riuscirò a realizzarmi come donna e che resterò sempre li, imbambolata, a guardare tutti andare avanti mentre io rimango indietro.
Ho paura che non riuscirò mai a costruirmi una famiglia o che nessuno a questo mondo abbia davvero voglia di amarmi, di conoscermi, di condividere insieme un percorso. E se non mi sposerò mai? Se non dovessi avere figli? Se dovessi accontentarmi di un lavoro mediocre che nemmeno voglio fare? E se resterò così per sempre?. Ho paura che anche il poco che mi è rinasto di buono possa svanire nel nulla. Ho paura che non riuscirò ad essere forte.
E ho paura che i film resteranno l’unico modo per sfuggire alla realtà e per piombare in un mondo fatto di sogni che quasi ti sfama dalle tue mancanze, quasi però.

Vorrei essere guardata e non solo osservata, vorrei essere ascoltata e non solo udita…dico davvero.

Agli occhi di molti tutto questo potrebbe apparire quasi esagerato ma io provo davvero quello che scrivo e scrivo nella speranza di capirmi, di capire il mondo che mi circonda e forse anche di trovare altre anime sofferenti che non hanno il coraggio di parlare, perché magari hanno paura di essere giudicate. Io ho imparato che nascondermi non era la cosa giusta e per molto, molto tempo la mia sofferenza e la mia più grande paura erano racchiuse nel giudizio altrui di cui ho sempre fatto tesoro e che mi ha condizionata in tutte le scelte che ho preso.
Aspetto.
Ma io non mi arrendo.

Vorrei sentirmi parte di qualcosa, di qualcuno.
Vorrei provare quelle emozioni che provano tutti e non parlo di tristezza o malinconia, no, io parlo di emozioni belle, pure, nuove.

Ho fame di vivere, ho fame di amare, ho fame di tutto ciò che non conosco. E sono qui che aspetto, con la speranza nel cuore, che prima o poi il mio passato possa diventare solo un passato e non un presente o un futuro. Vivo con il pensiero costante che tutto giri, che tutto va e poi fa ritorno, che tutto ciò che di buono facciamo ci verrà ripagato.

Il problema è: “quando?”

Questa domanda, così insidiosa e forse anche del tutto inutile, attanaglia le mie giornate. È inutile perché alla fine, ed è innegabile, non sappiamo assolutamente mai cosa possa succedere. Ora ci sono e forse domani non ci sarò più. Non dico per forza che io debba essere passata nell’aldilà per “non esserci” ma più che altro potrei non esserci per qualcuno o qualcuno potrebbe non esserci più per me; magari ci siamo persi di vista o magari abbiamo litigato e da qui ne è nato il distacco totale. Magari ci siamo amati da morire ma poi ci siamo traditi o ci siamo fatti dei torti e allora è stato necessario allontanarsi per potersi ricostruire…ecc, ecc.

Sono tante le situazioni che ci cambiano e sono tante le esperienze che nel corso della vita possiamo vivere, ma dobbiamo saperle sfruttare e quando questa “capacità” viene a mancare si instaura un meccanismo che va all’inverso e che ti sovrasta di muri, anzi barriere, che impediscono il passaggio delle energie necessarie per riuscire ad affrontarle.

E sono tanti i motivi che portano sempre alla stessa risposta: la vita è imprevedibilità. E a quest’ultima possiamo opporci? No. Possiamo (e forse dobbiamo) solo accettarla.

Quindi cosa ci rimane? La speranza.

Ma forse la verità è che l’unica cosa che sappiamo è che non sappiamo assolutamente niente.

[…]

©️Nique_f

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I GIORNI DELLA SOLITUDINE

H. 7:56

I GIORNI DELLA SOLITUDINE

I giorni della solitudine sono quei giorni in cui non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto e in cui, soprattutto, il pianto mi accompagna ogni singola ora, come fosse un’ombra opprimente che non mi lascia respirare.
L’ansia, ovviamente, lo segue a ruota fino a quando il tempo non si tramuta in qualcosa di davvero logorante.
Il più delle volte scoppio in lacrime quando mi guardo da lontano, magari riflessa nello specchio che sta esattamente davanti ai piedi del mio letto, dal lato ormai più “consumato” date le tante ore passate a dormirci. Perché quando non voglio pensare dormo; mi ranicchio sotto le lenzuola e abbraccio Raimonda, metto le cuffiette con la solita Playlist e chiudo gli occhi.

Inizialmente non trovo mai pace e i pensieri continuano a ricorrermi fino a sovrastarmi ma poi, piano piano, la musica inizia a cullarmi e la mia mente finisce su altri pianeti, in mondi lontani e nemmeno conosciuti. Sogno ma non ricordo mai cosa, nemmeno un piccolo dettaglio; non un brevissimo spezzone e nemmeno un indizio.

Tutto è stato come cancellato, nulla è mai esistito.

Odio soprattutto la sensazione del risveglio: è come ri-piombare improvvisamente in un luogo in cui non vorresti stare.

Mi sto spegnendo, lentamente, come una candela che ormai ha finito la sua cera e lo stoppino che si è consumato tutto.

Mi logora un marciume immenso dentro ma non so da dove arrivi, non so quale sia il suo origine e, proprio per questo, non riesco a contrastarlo.
Rimango impassibile, apatica, ferma, mentre la vita mi scorre davanti.

Ogni giorno mi pongo obbiettivi che non riesco mai a portare a termine o, se miracolosamente anche solo uno di essi riesce nel suo intento, comunque non sono in grado di vederlo come una vittoria o anche solo un misero piccolo passo in avanti.
Niente. Nessuna emozione. Nulla che sia un punto di partenza per vivere, forse, una vita normale.

Il mio problema non sono solo i soldi o il non avere un lavoro fisso. Il fatto è che mi sento una persona non realizzata, insicura, impaurita dal proprio futuro. E a 25 anni, per quel che ne so, dovrei essere nel Periodo più radioso di tutta la mia esistenza. Dovrebbero essere anni pieni di novità, di primi passi verso l’essere adulti, di prime responsabilità ed prime esperienze senza i “controlli”. Le prime conquiste personali e professionali, i primi rapporti veri che iniziano a concretizzarsi. Iniziare a pianificare il proprio futuro in base a ciò che fino ad oggi abbiamo iniziato e portato avanti. Insomma, un nuovo mondo, un nuovo modo di vivere che, però, a me è del tutto sconosciuto.

Nulla nella mia vita è mai riuscito ad essere lineare. Iniziavo una cosa e dovevo lasciarla li, che fosse a causa dei soldi o della mia salute poco importava, perché tanto mi ripetevo sempre che avrei potuto tranquillamente riprenderla più avanti. Ma le cose non sono andate proprio come immaginavo..

Io sono ancora qui che aspetto, sono qui ad illudermi che anche solo uno dei miei sogni possa avverarsi o che, finalmente, qualcuno la smetta di prendermi per il culo e di approfittarsene della mia buona volontà per insegnarmi un cavolo di mestiere. Non sono io che trovo da sola questa spinta, ho necessariamente bisogno che sia qualcuno a darmela.

Non trovo più nemmeno la voglia e il coraggio di scrivere..
Sono proprio al limite! E me ne rendo conto perché nel corso del tempo ho imparato a conoscermi e uno stato d’animo così mi era totalmente sconosciuto.
Mi faccio pena, tristezza…mi vedo e non riesco mai a guardarmi davvero . Tutto si sta disintegrando, pezzo per pezzo. E io? Io non faccio niente.
Io non faccio assolutamente N-I-E-N-T-E.
Mi rinchiudo come sempre nel mio immenso silenzio e forse non parlo nemmeno con me stessa..

H. 22:30
Fine giornata.
Finalmente o forse no, ancora non riesco a capirlo.
Almeno oggi provo la soddisfazione di essere uscita di casa e non per prendermi un caffè in un posto qualunque lontano da casa ma per lavorare.
Nulla mi rende sicura, o meglio, niente mi fa sentire al sicuro da ciò che accade. Ogni cosa mi appare troppo nuova tanto da impaurirmi, e forse faccio troppi passi indietro piuttosto che in avanti per riuscire a prendere la mia strada, una volta per tutte.
Ancora una volta mi ritrovo immersa nella solitudine e per quanto io mi sforzi nel cercare di spiegarlo a quelle poche persone che reputo “importanti”, comunque, non mi sento capita…
Come sempre comprendo il fatto di non doverlo pretendere in nessun modo però, bho, forse mi piacerebbe e mi aiuterebbe a raggiungere qualche piccolo obbiettivo che da tempo mi porto appresso.

Vivo sola ma non vorrei..
“Non importa Veronica, non importa”.

Prima o poi, sono fiduciosa, l’amore si ricongiungerà con me e forse la felicità non sarà più solo un miraggio ma un’incredibile realtà.
La mia strada continua…

@nique_f

Joy Hope Rule

L’INVIDIA S’INSIDIA pt. II

L’INVIDIA S’INSIDIA è stato il titolo del mio articolo pubblicato sul numero scorso della rivista 22 PENSIERI.

Era da tempo che sentivo la premura di trattare questo tema, per me così complesso, e finalmente ho trovato il coraggio di farlo, come sempre dal mio punto di vista, partendo quindi dalla mia vita. Considerata la difficoltà, al fondo appariva la scritta “To be continued”: l’argomento aveva ed ha bisogno ancora di essere sviluppato, compreso e capito dalla sottoscritta.

Proprio nell’ultimo periodo mi sono accadute cose che mai avrei creduto, a partire dall’aver dovuto “lasciare” la danza per dedicarmi completamente al lavoro. Non è stato facile prendere questa decisione, mi ci sono volute settimane e settimane, mi ritrovavo a piangere come una disperata, come se non avessi più nulla a cui aggrapparmi, come se tutto ciò che ero riuscita a creare mi fosse crollato completamente addosso. Potrei andare avanti ore a parlare di quel vuoto che questa decisione mi ha portato; un vuoto che so essere incolmabile e, soprattutto, irrecuperabile.

Ormai sono “grande”, come dice sempre papà e dunque devo prendermi le mie responsabilità, devo lavorare, mantenermi, creare la mia famiglia, insomma, tutto dovrebbe servire per il mio futuro.

Ma la mia gioia, quella poca gioia che mi dava danzare, dove la metto ora?

Tutto quello che ho cercato di fare, tutti i miei sacrifici, tutti i miei pianti, ora, dove sono?

Non odio la mia vita né la condanno per gli accadimenti che produce; semplicemente si tratta di quello che la mia persona è e ha fatto. Forse una conseguenza, brutta sì, ma perché?

Lo so, la domanda perché? è perennemente presente nei miei testi ma lo è anche nella mia vita quotidiana, da che mi alzo a che vado a dormire; evitare questa domanda sarebbe come non avere più aria per respirare. La mia esistenza è composta da perché e questa è una cosa che dico e ripeto sempre; è giusto che chi mi sta intorno sappia con chi ha a che fare. Non sono completamente trasparente, anzi, tutt’altro, ma non voglio che qualcuno poi possa rinfacciarmi di non averlo “avvertito”.

Non sempre è facile essere sinceri, ancor meno, forse (almeno per me), con se stessi.

Sono invidiabili i baci degli sconosciuti.

Sono invidiabili i bambini felici e sereni.

Sono invidiabili i sorrisi di chi ha ciò che desidera.

Sono invidiabili i corpi altrui che fin troppo spesso mi ritornano in mente.

Sono invidiabili i loro abiti e le loro case.

Sono invidiabili quelli che non hanno bisogno di “aiuti” esterni per “stare bene”.

Sono invidiabili quelli che sanno dire “no” o “basta”.

Sono invidiabili quelli che hanno coraggio.

Sono invidiabili le fotografie che ritraggono amicizie datate, persone che si conoscono da una vita e che, tutt’ora, restano insieme.

Sono invidiabili quelle vacanze in giro per il mondo che io non posso permettermi.

Sono invidiabili quelle persone che sanno cosa vogliono dalla loro vita.

Insomma, sono invidiabili tutti quelli che hanno ciò che manca a me.

Eppure, a me non manca l’intelligenza – che non è cosa da poco – e non mi mancano le passioni o quelle poche cose che so fare.

Eppure, il mio vuoto?

Il mio vuoto da dove arriva?

Come faccio a mandarlo via?

Nessuno può capirmi. Certo qualcuno forse può comprendermi, ma non capirmi. Perché nessuno può.

Esattamente come io non posso descrivere questo mio dolore così grande, così insano, così orribile.

È la mia insicurezza a mettermi in guardia. Perché io, lo ammetto senza paura, non so più cosa fare. Sono immersa nel mio caos più totale, confusa e delusa, da me e dagli altri, senza più riuscire a trovare una via d’uscita da questo incubo.

Magari fosse solo un sogno, magari. In realtà è proprio la mia vita che a tutti appare così semplice. È questa stanchezza immane che mi sta facendo rinchiudere di nuovo in me stessa; non riesco a liberarmene e, anzi, più cerco di scacciarla via più lei mi insegue.

Corro, corro più veloce che posso, ma sono stanca.

Sono stanca.

Tutto quel che sta al di fuori di me, mi appare come un miraggio.

E laggiù c’è una giostra, bellissima e appariscente, della quale io però non possiedo il biglietto..

Starò qui, ad aspettare, come sempre.

L’INVIDIA S’INSIDIA pt. I

Spesso, fin troppo, provo il sentimento dell’invidia verso l’altrui persona.

Non ne ho mai capito il vero e proprio motivo, o meglio, non ho ancora potuto dare una risposta a questa mia ‘ossessione’.

Il tempo mi ha insegnato a contenerla, costruendole attorno degli argini ma esclusivamente nella mia testa, proprio per evitare un’inutile sofferenza.

Anche quando ero bambina, lo ricordo bene, provavo gelosia per ciò che non avevo ma un altro sì, qualsiasi cosa fosse. Quella sensazione mi perseguitava per tutto il giorno e per tutta la notte; era un tormento alquanto fastidioso ed insidioso, impossibile da scacciare o  da escludere dall’esistenza.

Sentivo una pressione al petto e, contemporaneamente, una rabbia interiore che mi provocava, tentando di tirar fuori da me tutta l’ira che covavo dentro e condizionando il mio modo di vivere, di pensare e di essere.

Nel mio ‘mondo’ (nella mia mente) girovaga sempre questa sensazione di mancanza, come se a me fosse stato impedito di avere ciò che altri avevano o hanno.

Penso a me ora: da un momento all’altro mi sono rialzata da una tomba che mi era già stata scavata; ho deciso di intraprendere l’università ottenendo il massimo dei voti, sempre, ma poi ho capito quale strada volevo percorrere ed ho mollato tutto.

Quanto ho rimpianto questo mio volere.

Ma sapete cosa?

In realtà è stato esattamente questo a farmi comprendere che non era il momento, che non era la mia strada; è stata la prima vera esperienza che mi ha insegnato qualcosa che conserverò nel cuore per sempre: la tenacia.

Fu coraggioso da parte mia fare questo gesto così avventato, dato che non sono mai stata una ‘studentessa modello’, anzi, dopo due bocciature, credo che nessuno si aspettasse che avrei preso quella strada, anche se solo per un breve lasso di tempo.

Purtroppo la mia vita non mi ha permesso di avere una stabilità emotiva, dunque l’indecisione ed il lasciare le cose a metà è sempre stato all’ordine del giorno per me.

Spesso, un po’ troppo, perfino le mie relazioni erano così: non riuscivo a coltivarle e a trasformarle in qualcosa di più, che fosse amore o amicizia, ma la mia ‘incoerenza’ e la mia paura di essere ‘abbandonata’ da qualcuno, tanto quanto la poca stima nei miei confronti, non mi sono stati d’aiuto.

Oggi come allora, passo ancora le mie intere giornate ad osservare le vite altrui; i social network lo consentono senza alcun tipo di filtro e, per accedere a determinate informazioni, basterà un semplice click. Mi ritrovo costantemente immersa in questo mondo fatto di realtà concreta ma spesso raccapricciante.

So bene che passare le mie ore libere guardando i profili delle persone che ‘invidio’ non contribuirà a cambiare la mia vita all’improvviso, né mi farà diventare ciò che voglio essere.

Mi dico, tra me e me: ‘no, Veronica, non è così che funziona.’

Perché questa volta voglio concentrarmi su questo discorso?

Perché forse sono anni che cerco di aprirmi e di spiegare la mia repressione; spesso ho voluto esternare la mia ira interiore, senza esserci riuscita mai davvero e fino in fondo.

Non penso sia facile parlarne; sono giorni e giorni che tento invano di scrivere questo articolo, eppure non riesco a trovare le parole adatte per dargli un senso logico.

So solo, con estrema certezza, che dentro all’invidia non c’è alcun tipo di obiettività; forse parliamo di una specie di malattia mentale che diventa psicosomatica, fino a portarci in due direzioni, diverse ma entrambe negative: la prima la si può riassumere nella frase “tutto può succedere”, poiché la rabbia fa compiere azioni ingiustificate e senza il minimo senso, ad esempio dire cattiverie gratuitamente o rubare la personalità altrui per costruirsi un alter-ego inesistente; la seconda conduce ad una grande e probabilissima possibilità, e cioè quella di rimanere soli perché lo si è deciso, perché ce lo si impone onde evitare quel viso cupo e sempre incazzato che tocca portarsi dietro come fosse un macigno di almeno una tonnellata da mostrare a chiunque ci incontri.

Non ho problemi ad ammettere l’invidia che mi pervade.

In questo aspetto sono sempre stata piuttosto ‘trasparente’. Quando qualcuno si imbatte nella mia espressione, nonostante non mi conosca a fondo, son sicura possa leggermi chiaramente tutto in faccia.

Trovo sia stupido ed inutile, è un male che ti fai da solo ma senza sapere il perché.

Mi dico: ‘Veronica, perché invidi quella persona? Che cos’ha in più di te? Forse anche tu vorresti avere quello, quello e quell’altro? Non puoi. Tu sei tu, lei è lei/lui è lui. Stop, e non fa una piega.’

Se torniamo al punto di partenza, quello in cui ho citato i social network, aggiungo che tutto è basato sull’estetica, su ciò che è esterno a noi e ben visibile: il corpo, il denaro e tutto ciò che comporta averlo (case, abiti, auto lussuose, viaggi, possibilità di studiare nelle migliori scuole ecc.).

È proprio questo che fa nascere l’invidia e che la alimenta: il continuo richiamo a ciò che tu hai e che, invece, io non possiedo.

È subdolo e fa incazzare.

È un segno di debolezza.

È uno dei sette vizi capitali e forse un motivo ci sarà.

Eppure, eppure. Io sono una persona invidiosa, invidiosa a livelli superiori alla media. Ma dove finisce la diversità, allora? Quella non conta più? È per caso meno importante? Se non esistesse quest’ultima, saremmo tutti automi standardizzati, identici gli uni agli altri. La personalità di ognuno di noi sparirebbe: le caratteristiche, le piccolezze, le cose che ci rendono unici.

Questo sto cercando di imparare ora: l’unicità.

‘Ognuno di noi è unico e irripetibile’ diceva sempre il mio professore di pedagogia, il professor Pati; lui è stato il primo a indicarmi la strada per rinascere da questo incubo che mi perseguita da tutta la vita; un processo che posso definire ‘work in progress’.

Piano piano inizio ad accettare ciò che sono, ciò che ho, ciò che posso e potrò avere, cercando di focalizzarmi su quel che desidero io.

DEVO accettare me stessa, in toto, perché altrimenti non farò che privare la mia vita del piacere della compagnia delle persone care.

[…]

To be continued

 

Nique_f

 

 

Io & il mio bicchiere di whisky

Io e il mio bicchiere di whiskey cerchiamo di tenerci compagnia a vicenda, nella speranza di patire meno la solitudine che circonda e soffoca l’aria in questa stanza. Sento il calore scendermi in gola e il gusto amarognolo di qualcosa che non vorrei sentire.

I raggi del sole filtrano nei piccoli buchi della tapparella ancora abbassata fino a metà e mentre li osservo penso che, in realtà, non vorrei trovarmi qua. Penso ancora a tutto ciò che sono stati i miei ultimi mesi, al mio ultimo anno, al mio amore perduto e a ciò che sto facendo ma non dovrei fare e viceversa.

Mi tiene compagnia una melodia in sottofondo che sembra regalarmi una certa armonia quasi sconosciuta; non so se sia colpa dell’alcool che inizia a circolarmi in corpo o se, invece, tutto ciò sia dovuto alla mia testa, ai miei pensieri. Ogni volta che la vita mi si impianta davanti ponendomi barriere chine di difficoltà da affrontare, io smetto di essere reale e divento invece una persona diversa, del tutto incapace di uscire da questo circolo vizioso, sola più che mai e piena di domande senza risposte. Mi getto completamente tra le braccia di questa lussuria senza pensare che, prima o poi, non sarà più solo un bicchere di whiskey ma anche due o tre, quattro o cinque, se tutto andrà bene.

Cosa mi è successo?

Improvvisamente sono di nuovo in balia degli eventi, incatenata a questa esistenza che detesto e che non voglio: ho una mente dittatoriale che governa, impone e comanda senza che io possa ribattere o ribellarmi.

Il letto è scomodo; questa stanza è tanto piena quanto ingombrante, vuota e disordinata. C’è solo caos qui.

Non trovo il mio posto nel mondo, non trovo me stessa nel riflesso dello specchio, non trovo più il mio IO; la mia anima e il mio cuore si sono trasformati in cannibali che si auto-mangiano.

Osservo questo luogo e le lacrime si trattengono dal marchiarmi ancora una volta il viso rendendolo più cupo e triste di quanto già non sia. Mi sento tanto ingombrante quanto trasparente; adesso non c’è davvero più niente al quale potersi aggrappare per permettersi il lusso di continuare.

Povera anima mia, poiché vagabonda tu sei, come e cosa posso fare per consentirti di volare?

Cosa ti manca affinché tu possa sentirti libera e bella come una farfalla?

Dopo aver provato l’ebrezza di un amore folle non cerco altro che lui. Lui, lui e solo lui. La solitudine è insopportabile e l’altro lato del letto si dispera perché non riesce ad avere un peso da supportare: si sente vuoto ed incolmabile, esattamente come me.

Se questa la chiamiamo vita allora essa mi è nemica. Ogni cosa cara, conquistata con tanta tenacia e tanti sacrifici, mi è stata strappata dalle mani.

Tutto si è frantumato, tutto è diventato niente, come se non fosse mai successo.

Ma più di ogni altra cosa, mi manco.

Da morir(n)e.

Blog: Joy Hope Rule
testo e foto: Veronique Carozzi

Un misero granello di sabbia.

[…]

Mi risulta impossibile mantenere uno stato di indifferenza nei confronti delle anime altrui.
Forse perché per 3/4 della mia esistenza me la sono sempre dovuta cavare da sola e la dimostrazione è stata che, ad oggi, mi sento meno importante di un granello di sabbia qualunque disperso nel deserto del Sahara.
Non so cosa sia successo. Non so quando tutto questo è iniziato e, soprattutto, non so come io sia finita ad essere incapace di reagire.
Piango. Piango a dirotto. Piango spesso; lacrime che macchiano il viso, il mascara che cola, gli occhi gonfi e i capelli spettinati, lo sguardo perso nel vuoto e nessuna certezza all’orizzonte: ogni volta la stessa storia.
E se il giorno precedente tutto era andato “bene” o qualcosa di positivo aveva (inavvertitamente) sfiorato la mia vita, il giorno seguente tutto torna ad essere buio e privo di senso.
Così il circolo vizioso ha di nuovo motivo di esistere mentre io divento solo la sua misera marionetta.

È vero, esteticamente parlando, la malattia sembra del tutto sparita, ma nessuno si chiede come io stia dentro, mai.
Che poi, ad essere sinceri, non pretendo niente da nessuno, tantomeno di essere anche solo lontanamente compresa.
Perché, tutto sommato, la realtà dei fatti è che a nessuno frega niente.

Vorrei chiedere aiuto ma non saprei nemmeno da dove iniziare ed è tale la paura di essere ancora abbandonata che preferisco non rischiare.
Ancora una volta la mia vita si racchiude nelle famose 4 mura bianche prive di senso, mentre io continuo comunque a sperare che, prima o poi, arrivi qualcuno a prendermi la mano per accompagnarmi, piano piano, con tutti i miei sbagli, verso la via giusta. Aspetto che quel qualcuno renda il mio presente e il mio futuro talmente radiosi da riuscire a dimenticare il passato.
Non è facile. Non è affatto facile.

E mi manca scrivere. Mi manca mettere nero su bianco tutti i miei pensieri. Mi manca avere qualcosa o qualcuno (il mio diario, in questo caso) che riesca ad assorbire tutto il mio malessere, il mio dolore, la mia solitudine, le mie mille domande, la mia malinconia perenne, anche senza dare alcuna risposta.

Ho cercato di rialzarmi sempre, ogni volta, ma con scarsi risultati. Ci sono stati certamente nella mia vita momenti di estrema felicità, momenti di euforia, momenti carichi di emozioni, momenti in cui l’adrenalina entra in circolo e non riesci più a fermarla, ma ora?

Ora io chi sono?
Cosa sono?
Dove sono finiti tutti quei sogni e desideri che mi mantenevano in vita?
Dove è finita la speranza di una grande svolta?
E, soprattutto, dove si nasconde la vera Me?
Mi sembra quasi di vivere su un palcoscenico dove sto mettendo in atto uno spettacolo teatrale e in cui la protagonista, ovviamente, sono io.
Ma non nel ruolo di un’attrice, di una principessa o di una prima ballerina, sono sempre e solo la solita marionetta che tutti utilizzano a loro piacimento.
E così io fatico, ogni giorno sempre di più, a capire quale sia la strada più “giusta” da intraprendere. Mi perdo, mi trovo per un istante e poi mi ri-perdo di nuovo.

[…]

Nique_f

IL MERCATINO

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IL MERCATINO

Buongiorno ragazzi!

Finalmente riesco a dedicare un po’ di tempo a questo nuovo progetto del mercatino. Ci tenevo a “parlare” con voi per metterci d’accordo un po’ sul tutto così da poter affrontare questa cosa senza spiacevoli imprevisti.

Ho deciso di mettere a disposizione una stanza di casa mia (vi allegherò foto) ovviamente NON a pagamento. Penso che ognuna di noi abbia provato a vendere abbigliamento su internet con scarsi risultati poiché, come ben sappiamo, è sempre meglio riuscire a provare gli indumenti per essere sicure dell’acquisto.

Per questo motivo, dopo aver riempito uno sgabuzzino intero solo di abiti non usati, penso sia arrivato il momento di fare qualcosa di concreto.

Bene, finito questo preambolo, direi che possiamo iniziare!

Prima di tutto ho bisogno di qualche informazione da parte vostra, così che io possa iniziare a lavorare sulla pagina FB, che comunque resta una sorta di vetrina per il cliente, e sull’organizzazione generale della giornata che sceglieremo tutte insieme.

  1. CHI PARTECIPA?
  2. QUANTI CAPI VUOI PORTARE? (capi o oggettistica, bigiotteria, libri, quadri, insomma tutto ciò che è inutilizzato. Non ci sono limiti!)
  3. QUAL’E’ IL RANGE DI PREZZO CHE HAI STABILITO?
  4. DOVRAI ETICHETTARE I TUOI CAPI
  5. PORTARE BUSTE DI PLASTICA
  6. IN QUALI GIORNI SARESTI DISPONIBILE? (domenica 4 novembre, sabato 10 o domenica 11 novembre, sabato 17 o domenica 18)
  7. DOVRAI PROVVEDERE TU STESSO AD UN EVENTUALE ATTREZZATURA (appendiabiti e ometti, tavolo di appoggio, ceste, ecc ecc)
  8. ELEMENTO FONDAMENTALE SARA’ LA PUBBLICITA’ TRAMITE SOCIAL NETWORK (FB, Instagram soprattutto) Tra domani e dopodomani fornirò ad ognuna di voi una specie di locandina da utilizzare.

P.S. Per chi fosse interessato ma non ha la possibilità di partecipare a causa di impegni già prefissati potrà portare qui ciò che desidera vendere e me ne occuperò io personalmente (anche in questo caso NON chiedo soldi).

L’idea iniziale sarebbe quella di prestabilire un week end al mese (uno/due giorni è ancora da decidere) per poi farlo diventare una routine.

E’ un modo per dare la possibilità a tutti di avere un introito mensile in più e, magari, creare un gruppo solido e continuativo.

Perché ho deciso di fare questo mercatino?

Perché penso, e spero, che unendo le forze si riesca a realizzare qualcosa di concreto che, in futuro si potrebbe pensare di portare avanti, è un modo per conoscere persone nuove e, sicuramente, per tornare a casa con un bel gruzzoletto di soldi.

Se questa iniziativa avrà un riscontro positivo, alla lunga, avevo pensato di affittare la stanza e poi dividerci quel poco che si può tra di noi.

Credo molto in questo progetto e sono convinta che insieme si possa far nascere qualcosa di davvero particolare.

Per fare in modo che il mercatino prenda vita ci dovrà essere assolutamente un numero minimo di 4/5 venditrici/ori e 10/15 “clienti”. Per questo insisto, e insisterò molto, per la pubblicità sui social network che trovo fondamentale.

PASSO SUCCESSIVO:

Ti chiedo gentilmente di FOTOGRAFARE i capi d’abbigliamento che vuoi vendere con annessi:

  1. PREZZO
  2. INFO: Taglia e marca

Potrai inviarmeli tranquillamente tramite FB o Whatsapp (+39 3474098468) in cui successivamente, una volta capito il numero preciso di partecipanti, creerò un gruppo così da rendere più facile ed immediata la comunicazione tra di noi.

Per una questione organizzativa vi chiedo la cortesia di farmi avere tutte le informazioni entro (e non oltre) SABATO 27 OTTOBRE.

Ultima richiesta:

Potete fornirmi i vostri recapiti telefonici in privato?

See u soon, Nique.

Vi lascio sia il mio FB che il mio IG così che possiate contattarmi direttamente:

Pensieri simultanei

A volte sembra quasi che le mie mani scrivano ciò che invece vien scritto da altri, e viceversa.

Le parole ci uniscono e ci rendono “uguali”; nel senso che ognuno di noi prova sentimenti contrastanti ma reciproci.

Sapere che un possibile qualcuno abbia “letto” ciò che hai nell’anima ma che non sai esprimere rende la tua solitudine dimezzata.

Quelle parole, quelle frasi, quel capitolo, quel libro, sono magari la tua stessa autobiografia che però non sei stato in grado di scrivere; forse per paura o forse perché non ne hai le doti, questo non lo so.

So per certo, però, che poter leggere una parte di me in un altro luogo, qualsiasi esso sia, mi fa sentire più leggera, meno sola.

Dedico questa pagina a chi non è stato in grado di capirmi, a chi mi ha solo giudicata, a chi mi ha sempre vista o usata come un’oggetto, dunque privo di sentimenti, molto prima di una persona.

Nique.

https://m.facebook.com/lachiamavanofollia/?locale2=it_IT

Il tempo

Vivo con la costante sensazione di non aver mai abbastanza tempo per fare tutto e spesso mi dimentico, mi distrae la lancetta dell’orologio che continua a ticchettare.

©️Nique

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29 maggio 2018

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