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Joy Hope Rule

"L'arte che il più delle volte mostriamo è un sussurro di parole che volano mute nell'aria".

Due sedie e una fotografia

La solitudine di quelle due sedie in mezzo alla piazza, nel bel mezzo della notte, mi ha colpita. 

Le ho osservate per una decina di minuti, indecisa sul da farsi..

Avevo paura che, nel fotografarle, le avrei potute spersonalizzare.

Sembravano un’opera d’arte messa lì apposta per me, per le domande che mi stavo ponendo, per quel litigio che abbiamo fatto. 

Due sedie che si pongono l’una all’altra in maniera del tutto trasversale ma, allo stesso tempo, in grado di comunicare tra loro. 

Erano una poesia. 

Si, forse ero anche un po brilla e per questo le vedevo così tanto maestose nella loro semplicità, ma non riesco a togliermele dalla testa, pareva volessero parlarmi e dirmi qualcosa di estremamente importante. 

Per questo le ho fotografate e, per la prima volta da quando ho in mano una macchina, ho voluto dare il significato che ho dato a quella determinata scena che mi ha portata a riflettere così tanto…

[…]

Cosa plasma le nostre vite

L’amore è frutto di un pensiero

La società ha reso l’amore essenza, purezza, idealizzazione, lo ha riposto in quell’enorme spazio dove giacciono le incomprensibili questioni: il sentimento più importante assume le vesti di un legame a cui lo stesso individuo può rendersi schiavo senza il tentativo di comprenderlo, con il rischio di frantumarlo e perderne sacralità e potenza.

Molti hanno decantato con gesta artistiche l’amore in ogni suo risvolto: dipingendo, cantando, elucubrando saggi infiniti, poetizzando. La stessa Bibbia, descrivendo l’amore, recita che deve “coprire, credere, sperare e sopportare ogni cosa”.

Non è forse “finché morte non vi separi” la traduzione ideale di un amore così descritto? Quello che si ascolta oggi è la perdita di fiducia non tanto nel sentimento di per sé, ma nel raggiungimento d’esso, visto come un’utopia, una meta lontana, inarrivabile. Questa sfiducia nasce sicuramente dalla liquefazione della nostra modernità, ovvero dalla perdita di valori saldi all’interno delle varie menti che si interfacciano, un disorientamento globale su cosa sia bene e giusto o cosa non lo sia. La situazione postmoderna sta generando nella mente degli individui una fantomatica correlazione, che è ascrivibile all’inferenza: “se l’amore non è raggiungibile allora non può che essere idealizzato”. La società ha reso l’amore essenza, purezza, idealizzazione, lo ha riposto in quell’enorme spazio dove giacciono le incomprensibili questioni.

Si è sempre detto in effetti che Dio è amore, quindi l’amore può essere dio, con tutte le sue caratteristiche. Se dio-amore è ciò che non riusciamo a conoscere e a comprendere appieno – è un ideale a cui aspirare, lo scarto tra noi e un super noi, l’anello mancante, la tensione tra il buono e il cattivo – allora per astrazione si può dedurre che anche i rapporti umani d’amore, le relazioni, sono diventati dio, dato che al sentimento d’amore sono affibbiati poteri di onnipotenza ed eternità. 

L’amore è quindi un legame a cui lo stesso individuo può rendersi schiavo senza il tentativo di comprenderlo, con il rischio di frantumarlo e perderne sacralità e potenza. Le relazioni che instauriamo, tuttavia, sono frutto di scelte, influenzate dal mondo circostante e da come esso risponde agli stimoli. Informiamo gli altri della nostra esistenza ed essi ricambiano con altrettante informazioni e quindi si crea una fitta rete di relazioni con il tutto, con l’altro. 

Non siamo macchine banali proprio per questo: possiamo ragionare, quindi scegliere. Il sentimento è proprio frutto di queste scelte, le quali portano due individui a dire di amarsi, di fare ciò che si ritiene il bene e il giusto. Ecco perché quando si afferma “Ti amo” ad un figlio, un genitore o un partner, alla base c’è sempre un pensiero, più o meno consapevole in quell’istante, ha logica e ha storia. È vero: non tutto è così lucido nella nostra mente, spesso si è presi da situazioni che non si riescono a comprendere, attrazioni inspiegabili. Ciò è dato dalla consuetudine. Praticare la stessa strada per arrivare al supermercato vicino, con la ripetizione del comportamento/azione nel tempo, può diventare automatico: si può parlare con qualcuno a fianco e rimanere concentrati sulla conversazione, eppure arrivare allo stesso punto, al supermercato. Ma la prima volta che si è percorsa quella strada, si ha ragionato. Magari cercato le vie, memorizzato alcuni punti di riferimento. Con l’abitudine e la consuetudine il cervello ha assodato quella strada e non ha più bisogno di pensarci intensamente. Si è quindi educato ad arrivare in quel posto. 

Le attrazioni che si sentono di primo acchito sono dovute allo stesso meccanismo: il processo storico, di educazione, istruzione, vissuti emotivi e condizionamenti, il risultato di esperienze precedenti, fanno apparire in automatico come affascinante una caratteristica particolare e subito ci si sente “attratti”. Alla base, storica, di questa attrazione c’è un motivo, ragionato o impartito con l’esperienza – come col primo viaggio al supermercato – ma pur sempre frutto del pensiero.

L’amore quindi è frutto di un pensiero, che parte primordialmente da un elettrone e un protone, una carica positiva e negativa, il cui archè è quello della volontà di attrarsi, fino alla totalità di tutte le cellule, le quali generano un pensiero di loro polarizzante e magnetizzante verso un altro fortunato, il quale ha una natura più complessa e articolata delle singole particelle. Una legge che si chiamerà, per amore dell’argomento, “attrazione totale dell’amore”, la quale porta un individuo ad avere una relazione privilegiata rispetto a tutte le altre, tale per cui le caratteristiche che la contraddistinguono sono uniche solo di quella relazione. Cosa contraddistingue l’amore per un partner rispetto all’amore per un amico/a, per un animale o un genitore o un figlio/a? Una delle caratteristiche, forse la più spiccata, è appunto l’erotismo, la sessualità.

Ma se l’amore, il massimo amore, è appunto quel percorso storico che ha portato alla polarizzazione di tutte particelle, che costituiscono la materia, il pensiero, le emozioni, verso una persona, cosa comporterebbe godere del sesso, una caratteristica propria dell’amore per un partner, con qualcun altro? Di sicuro una contraddizione, un rimagnetizzarsi del pensiero e di tutta la sua totalità verso la neutralità nei confronti del partner oppure verso il nuovo introdotto nella relazione. Comunque un distaccamento logico interno con delle conseguenze dalla quale non ci si può dissociare: nevrosi, insoddisfazioni, rapporti della durata di un lampo, fraintendimenti e litigate. A volte il dolore può essere così grande da non riuscire a sopportarlo e decidere di porre fine alla totalità della vita. E che dire del sesso senza amore? Significa cercare una caratteristica dell’amore per un partner, in una relazione fugace, spendere tante energie per spostare i pensieri verso l’attrazione che costituisce quella particolare relazione, per poi poter consumare l’atto, al termine del quale si spendono altrettante energie per riportare l’asse della neutralità per quell’individuo. Una gran spesa di forze affettive e mentali insomma, senza però soddisfare il vero io, senza un pensiero logico potente, poiché l’amore è quel processo di attrazione che porta la totalità del nostro corpo verso un altro e giorno dopo giorno rimane tale.
La somma dei singoli atti sessuali che non tengono in considerazione questa legge, non costituiscono il 10 nella scala dell’amore. Ci si accontenta di 1 o forse poco più, ma poi si ritorna a 0 appena concluso, il tempo di rivestirsi e ci si accorge del vuoto che non si è colmato. Lo stesso può dirsi per quell’amore che vuole dividersi con più soggetti: sovente si sentono frasi del tipo “posso amare due persone contemporaneamente”, ma questa non rispetta la legge dell’attrazione totale che costituisce l’amore e in particolare il vissuto erotico nei confronti dell’amore per un partner. L’amore è l’estensione estrema del totale di tutte le parti interconnesse: più abbraccia la somma di sé stessi e più l’amore è alto.

E non ho paura..

Alba e tramonto 

Alba e tramonto, se vissuti in solitudine, hanno un chè di speciale e amorevole;

sono attimi che regaliamo al nostro Io più profondo, attimi che non torneranno più.

Conservo ogni singolo istante di quei piccoli brividi che risalgono le ombre e risvegliano l’occhio dormiente.. 

Non potrei fare a meno di quelle immagine mai frammentate, anche se solo poche ti rimangono dentro per sempre. 

Ho cercato il tuo sorriso in mezzo a folle e folle di persone senza, però, averlo mai trovato. 

Ho attraversato mari e monti per essere abbastanza per te, e ne manca ancora di strada;

Per quanto avrei voluto noi non siamo uguali, avrei potuto fare di meglio ma ho anche la forza di dirmi che sono stata sempre me stessa. 

Per ricordarti non mi serve una fotografia, non basterà mai nè potrà mai essere abbastanza.

Per ricordarti avrò bisogno di tanta forza, perché so che le mie ali non sono ancora state battezzate dal cielo. 

Per ricordarti dovrò sforzarmi di dire a me stessa “stai tranquilla, andrà tutto bene”;

dovrò rassicurarmi, dirmi che mi voglio bene, sussurrarmi parole dolci all’orecchio e forse, solo così, metterò pace alla mia agonia. 

Ora come ora è un “Basta!!!”: basta perché sono stanca, basta perché sono sola, basta perché il fardello che mi porto sulle spalle è lì fermo, immobile, senza la benché minima intenzione di andarsene. 

Basta perché la bontà che si nasconde nella purezza delle persone è solo una falsità del nostro intelletto, è un puro e crudele “mentire a noi stessi” solo perché, diciamocelo, noi non siamo in grado di sopportare il dolore. 

Allora mi chiedo: “perché farlo?”

Perché mentire a me stessa e dirmi che va tutto bene quando, in realtà, nulla sta andando bene? 

In un certo senso lo sento e lo gestisco come obbligo morale nei miei confronti: io non posso mentire a me stessa. 

Una volta..una volta lo facevo e, essendo sincera, mi piaceva anche.

Ora, invece, mi punisco ogni qualvolta la mia mente si fissa su quel tarlo..

Quando ci penso capisco solo che continuo a farlo senza motivo, per “convenienza”, per non ammettere il fatto che ho fallito, come sempre. 

Mamma.. Avrei voluto renderti fiera, forse nell’essere più “vera”.. 

Pare, però, che così non sia stato. 

Per questo una ragione ormai me la sono fatta.

Papà..eccome se avrei voluto renderti fiero..non so se ci riuscirò mai

Ma dove ho la testa?

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